Acido folico e fegato grasso: un alleato contro la steatosi epatica

La steatosi epatica (NAFLD), in gergo fegato grasso, è una manifestazione della sindrome metabolica che colpisce il fegato.

Il fegato è la ghiandola più grande del nostro corpo, svolge molte funzioni infatti si occupa della digestione di zuccheri, grassi e proteine, della difesa dell’organismo e dell’eliminazione delle sostanze tossiche.

Se non si corre ai ripari, la steatosi epatica può evolvere in cirrosi o carcinoma epatico.



Segni patologici precoci della steatosi epatica sono: l’accumulo di grasso epatico, il danno agli epatociti (cellule del fegato) e la fibrosi.

Vi sono una serie di fattori che contribuiscono alla steatosi, tra cui la resistenza all’insulina, l’ingestione di grassi idrogenati, lo stress ossidativo, le endotossine intestinali, le adipochine (sostanze prodotte dalle cellule di grasso) e le anomalie genetiche.

Ad oggi non è stato approvato alcun farmaco specifico per il trattamento della steatosi epatica. 


Pertanto, le modifiche alla dieta e allo stile di vita rimangono i cardini della terapia per tale condizione.


I prodotti naturali come le vitamine A, D, C, E, la spirulina, l’aglio, l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG), la berberina vengono sempre più studiati come potenziali opzioni terapeutiche.

Inoltre anche il gruppo delle vitamine B, compreso l’acido folico, svolge un ruolo cruciale nello sviluppo e nella progressione della steatosi epatica.

Numerosi studi clinici hanno dimostrato che i pazienti con steatosi epatica e resistenza insulinica, presentano livelli di acido folico bassi.

In diversi studi è stato osservato che l’integrazione con acido folico migliora la steatosi e la resistenza insulinica.

Ciò suggerisce un potenziale collegamento tra l’acido folico, sviluppo e la progressione della steatosi.


Acido folico

L’acido folico è una vitamina B idrosolubile che viene interamente assorbita dall’alimentazione.

Si trova principalmente nel tratto intestinale degli animali e nelle piante verde scuro.

L’acido folico viene assorbito dalle cellule epiteliali intestinali, dove viene trasformato in acido diidrofolico (DHF).

Successivamente, il DHF viene trasformato ad acido tetraidrofolico (THF).

Dopo altre trasformazioni, viene convertito in 5-metilenetetraidrofolato (5-MTHF), che è la forma biologicamente attiva di acido folico.

L’acido folico ha delle funzioni molto importanti come la sintesi di nucleotidi e purine di timina, il ciclo della metionina, la produzione di S-adenosilmetionina sintetasi (SAM) e la transmetilazione per fornire metile per la sintesi del DNA e dell’RNA e la regolazione epigenetica.

Metabolismo vitamina B12 e acido folico (B9).


L’acido folico potrebbe svolgere un ruolo nella regolazione del metabolismo dei carboidrati e dei lipidi.

Diversi studi epidemiologici riscontrano una correlazione negativa tra i livelli sierici di acido folico e steatosi nei pazienti, nonché una correlazione positiva con i livelli di omocisteina.

Inoltre, la carenza di metionina, colina, acido folico e betaina, induce steatosi, steatoepatite e carcinoma epatico.

Al contrario, l’integrazione di tali sostanze può invertire tali processi nel fegato.

Una dieta povera in metionina, colina, acido folico e betaina, causa danni nel metabolismo dei lipidi e del glucosio, danni a carico del DNA, apoptosi, sviluppo epatico, fibrosi e insulino resistenza.

Una dieta occidentale ricca di grassi e colesterolo induce ipercolesterolemia e predispone alla steatosi e alle malattie metaboliche (diabete, insulino resistenza, ecc).


Come l’acido folico riduce il danno ossidativo al fegato

In una dieta a basso contenuto di acidi grassi, aumentano i perossidi lipidici nel fegato (ovvero forme di grassi che si generano successivamente all’attacco dei radicali liberi nei confronti dei grassi).

L’acido folico può favorire l’eliminazione di questi lipidi, riducendo così il danno ossidativo causato dal loro accumulo.

Oltre all’infiammazione e al danno ossidativo causati da questi lipidi, gli individui con steatosi hanno spesso un aumento delle concentrazioni di omocisteina.

L’omocisteina è un aminoacido che si forma in seguito alla trasformazione della metionina.


Livelli elevati di omocisteina sono stati collegati a fattori dietetici, in particolare all’assunzione insufficiente di acido folico, vitamina B6 e vitamina B12.

In assenza di adeguate quantità di acido folico, la conversione dell’omocisteina è limitata, con conseguente accumulo.

L’omocisteina, è un potente ossidante, può innescare il rilascio di radicali liberi e di proteina c-reattiva (che è proinfiammatoria).

Inoltre, danneggia l’endotelio vascolare e costituisce un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.


Il metotrexato, un antagonista dell’acido folico, è ampiamente utilizzato nel trattamento di varie condizioni (tra cui l’artrite reumatoide); tuttavia, la sua somministrazione è spesso compromessa dall’epatotossicità che rappresenta uno degli effetti avversi più gravi.

La somministrazione di metotrexato determina aumenti dalla concentrazione e della produzione di radicali liberi.


Intestino, acido folico e fegato grasso

Il microbiota intestinale svolge un ruolo cruciale nella digestione degli alimenti, migliorando il loro assorbimento nella circolazione sistemica.

Allo stesso tempo, si interseca con il sistema immunitario della mucosa, facilitando la traslocazione di questi composti nel flusso sanguigno attraverso le cellule immunitarie.

Il microbiota intestinale ha un profondo impatto su diversi processi fisiologici.


Ci sono cambiamenti significativi nel microbioma intestinale dei pazienti con steatosi epatica; infatti si è riscontrato un calo del 24% dei Firmicutes rispetto ai controlli sani.

Ciò comporta la diminuzione di specie che producono acidi grassi a catena corta (SCFA), e il conseguente aumento dei batteri patogeni opportunisti che producono lipopolisaccaride.

L’asse microbiota intestinale-fegato è cruciale nella determinazione della steatosi epatica.

Un’aumentata presenza microbica intestinale porta ad un aumento dell’infiammazione intestinale, della permeabilità e ad una maggiore probabilità di traslocazione batterica (cioè, batteri che migrano dall’intestino in altri organi).

Tali cambiamenti alimentano le risposte infiammatorie sistemiche ed epatiche, intensificando così la gravità della steatosi.

Di conseguenza, le strategie volte a ridurre l’infiammazione intestinale possono offrire benefici nel miglioramento della steatosi.


L’acido folico migliora la steatosi epatica riducendo l’infiammazione intestinale

Le alterazioni nel microbiota intestinale possono provocare infiammazione del fegato rompendo la barriera intestinale, consentendo la traslocazione microbica e contribuendo così alla steatosi.

I pazienti con steatosi hanno un’integrità della barriera intestinale compromessa o una maggiore permeabilità.

Diversi studi affermano che, le diete ricche di grassi saturi danneggiano lo strato di cellule epiteliali intestinali, compromettendo la funzione della barriera intestinale, mentre le diete ricche di fibre aumenta la produzione di quei microrganismi che producono acidi grassi a corta catena e migliora così il dispendio energetico.


L’acido folico è in grado di modulare l’infiammazione cronica nelle malattie infiammatorie migliorando la metilazione del DNA nell’epitelio intestinale, fondamentale per il corretto sviluppo dell’intestino.

Supporta anche la funzione degli aminoacidi a catena ramificata (BCAA) e dei mitocondri, che sono implicati nell’obesità e nelle interazioni del microbiota intestinale.

Livelli adeguati di acido folico sono vitali per il mantenimento dei linfociti T-reg nel colon.

La carenza alimentare di acido folico porta ad un declino di Tregs all’interno del colon, aumentando la vulnerabilità all’enterite.


La produzione di acido folico nel colon può anche contribuire a ridurre il rischio di cancro nei soggetti con malattia infiammatoria intestinale (IBD).

L’acido folico viene assorbito prevalentemente nell’intestino tenue, tuttavia, l’assunzione di acidi grassi nella dieta non è sempre correlata ai livelli di acidi grassi circolanti, a causa di mutazioni genetiche che, influenzano il metabolismo degli acidi grassi e la loro conversione.

La sintesi di acido folico è legata alla composizione e all’attività del microbiota intestinale.

I microbi intestinali possono generare quantità sostanziali di acido folico e altre vitamine del gruppo B.


Sebbene l’acido folico sia presente prevalentemente nelle verdure e nei cereali, il passaggio da una dieta ad alto contenuto di carboidrati a una dieta a basso contenuto di carboidrati è stata associata a livelli elevati di acido folico circolanti.

Ciò potrebbe essere attribuito al maggiore contenuto proteico alimentare e alla riduzione dei batteri dipendenti dai carboidrati, che potenzialmente favoriscono la proliferazione di batteri sintetizzatori di acido folico come Streptococcaceae e Lactobacillaceae.

Questi risultati suggeriscono che la sintesi batterica di acido folico può essere modulata da fattori dietetici.

Nei pazienti con steatosi, la capacità del microbiota intestinale di produrre acido folico è compromessa, portando a una sua carenza nel flusso sanguigno, che potrebbe esacerbare l’infiammazione intestinale.

L’integrazione di probiotici sia alimentari che esogeni può stimolare la produzione di acido folico modulando il microbiota intestinale.



Concludendo, l’acido folico svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo della metionina e omocisteina, e nel metabolismo dei lipidi nel fegato.

L’integrazione con acido folico allevia la steatosi epatica.

Oltre a regolare il metabolismo dei lipidi, l’acido folico elimina anche i radicali liberi, modula l’attività degli enzimi che generano radicali liberi, ripristina l’attività degli enzimi antiossidanti e riduce la secrezione di citochine infiammatorie da parte delle cellule immunitarie.

Una corretta assunzione di acidi grassi può anche prevenire la formazione e la progressione del tumore epatico.

Nell’intestino, l’acido folico ha la capacità di migliorare la permeabilità intestinale, mitigare l’infiammazione sistemica ed epatica e ridurre la steatosi epatica.




Fonte

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/ctd2.274

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