Connessione tra microbiota intestinale e tiroide

Il microbiota intestinale svolge un ruolo importante nel mantenere l’equilibrio gastrointestinale, nella depressione, nelle malattie neurodegenerative, nelle malattie cardiache, nell’obesità, nel diabete, nei disturbi immunitari e nelle malattie infiammatorie intestinali. 


In una persona di 70 kg, 2 kg sono rappresentati dal microbiota intestinale.

La sua azione non si limita agli effetti locali nell’intestino perché il 20% dei metaboliti (sostanze) del sangue derivano da batteri del microbiota. 


Gli effetti positivi per l’uomo includono la prevenzione della crescita di agenti patogeni, il supporto al sistema immunitario, il recupero calorico, la produzione di acidi grassi a catena corta (SCFA), vitamina E e acido folico, il metabolismo dei farmaci e la deconiugazione (smontaggio) dei sali biliari.


I componenti che determinano la composizione del microbiota sono: 

  • fattori intrinseci del microbioma tra cui composizione, dipendenza dall’età, malattia;
  • fattori ambientali; 
  • stile di vita comprendente dieta, farmaci, cultura e attività fisica;  genetica dell’ospite (indice di massa corporea, immunità adattativa e innata e sesso.



Le differenze culturali e geografiche nell’alimentazione sono collegate a differenze nella composizione del microbiota. 

I disturbi della tiroide sono solitamente legati ad un ingrossamento localizzato (noduli) o generale (gozzo) della tiroide. 

Una grave carenza di iodio è collegata all’ipotiroidismo, carenze da lievi a moderate causano una crescita della tiroide e un eccesso di iodio è associato all’autoimmunità tiroidea. 


La carenza di ferro e selenio sono ulteriori cause di disturbi della tiroide, principalmente ipotiroidismo. 

I livelli dell’ormone stimolante la tiroide (TSH) aumentano con l’età, ma la disfunzione tiroidea sembra essere più diffusa nella popolazione di mezza età. 


Le malattie autoimmuni in generale, e in particolare quelle che colpiscono la tiroide, vengono diagnosticate più frequentemente nelle donne che negli uomini


Il microbiota intestinale influenza il ciclo enteroepatico degli ormoni tiroidei, la biodisponibilità della levotiroxina e il metabolismo del farmaco propiltiouracile (PTU). 


Ruolo del microbiota intestinale nelle malattie autoimmuni della tiroide

Le malattie autoimmuni della tiroide sono malattie organo-specifiche e colpiscono il 2-5% della popolazione. 

I prodotti microbici, in particolare gli acidi grassi a catena corta (SCFA), possono fungere da fonte di energia per gli enterociti (cellule dell’intestino) e, insieme agli ormoni tiroidei, migliorano le condizioni di tali cellule e rafforzano le giunzioni intercellulari. 

Una composizione alterata del microbiota nell’intestino, promuove lo sviluppo di patologie autoimmuni attraverso diversi meccanismi tra cui la generazione di auto-antigeni, l’attivazione del recettore Toll-like 4 indotto dal lipopolisaccaride (LPS), induzione di uno spostamento delle cellule T helper di tipo 1 (Th1) a tipo 2 (Th2), riducendo l’integrità delle giunzioni intercellulari (intestino permeabile). 

La tiroidite di Hashimoto e il morbo di Graves sono le principali cause rispettivamente di ipotiroidismo e ipertiroidismo.



Sebbene entrambe siano patologie autoimmuni, i processi immunologici coinvolti sono diversi. 

Le principali caratteristiche immunologiche della GD sono gli anticorpi circolanti contro il recettore del TSH. 

L’Hashimoto è caratterizzata dalla presenza di cellule T autoreattive e di anticorpi contro la tiroperossidasi e la tireoglobulina che portano alla distruzione della ghiandola tiroidea. 

È quindi possibile che anche il ruolo del microbiota sia diverso. In entrambe le malattie autoimmuni della tiroide la gravità della malattia non è correlata ai livelli anticorpali. 


I pazienti con Graves o Hashimoto producono anticorpi anti-gliadina, anti-transglutaminasi e anti-lievito ( Saccharomyces cerevisiae). 

Studi sugli esseri umani hanno riportato una maggiore abbondanza di Prevotellaceae e Pasteurellaceae nei pazienti. 

Rispetto ai controlli sani, nei pazienti ipertiroidei è stata segnalata una diminuzione di Bifidobatteri e Lactobacillaceae e un aumento di Enterococcus.


L’uso di antibiotici, acqua clorata e alimenti non fermentati diminuisce la diversità microbica. Altri fattori importanti includono la genetica dell’ospite, l’esercizio fisico, i farmaci, l’età e la malattia. 

La dieta (occidentale) ad alto contenuto di grassi e zuccheri, insieme all’attività prevalentemente sedentaria, determina una predominanza di Firmicutes rispetto ad altri phyla, nonché un grado inferiore di diversità, rispetto a una dieta a basso contenuto di grassi e ricca di polisaccaridi. 

I cambiamenti nella composizione del microbiota possono essere indotti in misura sostanziale solo attraverso cambiamenti a lungo termine nelle abitudini alimentari. 

Il rapporto Firmicutes/Bacteroidetes è influenzato dall’indice di massa corporea (BMI). 

I cambiamenti nel microbiota indotti dall’obesità possono quindi essere suggeriti come un ulteriore fattore per spiegare la correlazione segnalata tra malattie della tiroide e obesità (centrale). 

Il microbiota ha una capacità metabolica più elevata rispetto all’uomo e aiuta a digerire l’amido resistente per produrre una varietà di composti, principalmente SCFA. 

Il butirrato non è solo una fonte di energia per il microbiota intestinale, ma ha anche effetti antinfiammatori e antitumorali nell’uomo. 


La composizione del microbiota determina la resistenza alla colonizzazione da parte di agenti patogeni; quindi, non sorprende che i pazienti affetti da malattie infiammatorie intestinali, possiedano strutture batteriche diverse da quelle dei controlli sani. 

Il termine più frequentemente utilizzato per descrivere la diversa composizione del microbiota negli individui malati rispetto a quelli sani è disbiosi. 

Sebbene il microbiota promuova lo sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali, l’infiammazione cronica favorisce uno squilibrio nella composizione del microbiota alterando l’ambiente ossidativo e metabolico dell’intestino.

La diversità delle specie microbiotiche nei pazienti ipotiroidei è maggiore rispetto ai controlli sani. 

Ciò può essere spiegato dagli effetti legati al tempo di transito gastrointestinale più lungo comunemente osservato nei pazienti ipotiroidei. 


Il microbiota influenza anche la progressione e il decorso della malattia. 

L’integrazione di Lactobacillus reuteri ha migliorato la funzione tiroidea aumentando la tiroxina libera (T4), la massa tiroidea e parametri fisiologici come la magrezza e la struttura della pelle. 

Dato che sia l’Hashimoto che il morbo di Graves iniziano solitamente prima della menopausa, si potrebbe considerare il ruolo degli estrogeni nella modulazione della composizione del microbiota. 

Oltre a influenzare l’utilizzo dei minerali (iodio, selenio, ferro, zinco), il microbiota può anche influenzare il metabolismo dei farmaci usati per trattare le malattie della tiroide.


Ruolo del microbiota nella terapia delle malattie della tiroide

L’efficacia dell’integrazione orale di L-tiroxina attraverso il suo assorbimento nello stomaco, nel duodeno e nel digiuno da parte di diversi trasportatori può dipendere dal modo in cui il microbiota degrada gli ormoni tiroidei mediante ossidazione. 

In caso di crescita batterica eccessiva (SIBO) potrebbero essere necessarie dosi più elevate di L-tiroxina. 

Nell’ipotiroidismo, dove il pH dello stomaco spesso aumenta e la motilità gastrica diminuisce, possono verificarsi una ridotta scissione delle proteine nello stomaco e una proliferazione batterica. 

Uno studio ha suggerito che l’alterata colonizzazione del tratto gastrointestinale da parte del microbiota, come quella dovuta a infezioni da Helicobacter pylori, porta alla necessità di dosi più elevate di L-tiroxina. 

A causa della necessità di disciogliere la L-tiroxina a pH acido, è probabile che l’aumento del pH nei pazienti che ospitano Helicobacter pylori sia la ragione principale del ridotto assorbimento.

Analogamente alla L-tiroxina nell’ipotiroidismo, anche il trattamento dell’ipertiroidismo può essere influenzato dal microbiota; infatti, è ormai noto che sono più di 30 i farmaci metabolizzati dal microbiota intestinale. 

Anche la malattia infiammatoria intestinale (IBD) è un motivo comune di malassorbimento di iodio, suggerendo che il microbiota del tratto gastrointestinale superiore svolge un ruolo nell’assorbimento di ioduro.

È improbabile che si verifichino effetti avversi sul microbiota a dosi di iodio nelle diete regolari, ma l’applicazione medica di alte dosi di iodio, ad esempio negli agenti di contrasto contenenti ioduro, può influenzare il microbiota. 


Minerali a supporto della tiroide

Il selenio, il ferro e lo zinco sono minerali che supportano la funzione tiroidea. 

La ghiandola tiroidea contiene la più alta quantità di selenio per mg di tessuto nel corpo. 

Diverse proteine coinvolte nel metabolismo della tiroide contengono Selenio.

La tireoperossidasi contiene ferro e zinco, e potenzia l’attività della deiodinasi, l’enzima che converte T4 in T3 attivo. 

È stato dimostrato che la disfunzione della tiroide è legata a livelli anormali di questi minerali. 

Le madri con gozzo avevano livelli sierici di iodio, selenio e ferro più bassi rispetto ai controlli sani. 

Negli esseri umani i livelli sierici di TSH, T4 e T3 sono diminuiti anche dalla carenza di zinco, gli individui ipotiroidei spesso presentano bassi livelli sierici di questo minerale. 

Questi minerali hanno anche un ruolo importante nell’influenzare il microbiota intestinale. 

I batteri competono con l’ospite per il selenio. I microbi presenti nel colon metabolizzano il selenio, che non viene assorbito dall’ospite nel tratto gastrointestinale superiore. 

Il ferro viene assorbito principalmente nel duodeno, dove il pH è acido (pH ~6,0). Nel colon, la disponibilità di ferro assorbibile è bassa ma il microbiota può aumentarne la disponibilità e l’assorbimento da parte dell’ospite abbassando il pH attraverso la produzione di SCFA (acidi grassi a corta catena). 

I batteri possiedono diverse proteine ad alta affinità per il ferro, per facilitare l’assorbimento. 

L’integrazione di zinco nell’uomo ha effetti positivi nel prevenire la diarrea, inibire la crescita dell’Escherichia coli patogeno e promuovere la crescita di ceppi probiotici come Lactobacillus spp. 

Sebbene il microbiota intestinale possa produrre una varietà di neurotrasmettitori (serotonina, dopamina, noradrenalina, GABA), cortisolo e ormoni gastrointestinali (grelina, leptina, peptide 1 simile al glucagone), la sintesi de novo degli ormoni tiroidei non è stata dimostrata. 

La T4 è il principale prodotto di secrezione della ghiandola tiroidea e può essere metabolizzata in diversi modi. 

La T4 legata allo zolfo viene rapidamente secreta nella bile e può essere slegata dallo zolfo, dal microbiota e successivamente riassorbita dall’ospite. 

In alternativa, la T4 legata allo zolfo può legarsi ai batteri intestinali per essere conservata e rilasciata in un momento successivo. 

I microbi, ad esempio l’Escherichia coli, possono fungere da serbatoio per la T3 grazie al forte legame con la proteina batterica legante la tiroide. 

Un serbatoio intestinale può prevenire le fluttuazioni dei livelli di ormone tiroideo e ridurre la necessità di integrazione di T4. 

Esiste quindi un ruolo positivo dei probiotici nell’evitare le fluttuazioni ormonali nel siero. 

Il microbiota influenza i neurotrasmettitori, ad esempio la dopamina, nel cervello e regola l’asse ipotalamo-ipofisi (HPA). 

Poiché la dopamina inibisce la secrezione di TSH, anche la funzione tiroidea può essere compromessa. 

La dopamina inibisce l’attività dell’ipofisi, portando ad una diminuzione della secrezione di TSH. Anche se l’assorbimento di dopamina da parte dell’intestino in generale è basso, la piccola quantità potrebbe avere una funzione regolatrice. 


Collegamento tra disturbi gastrointestinali e tiroidei

Già negli anni ’50 era stato postulato un legame tra il tratto gastrointestinale e la tiroide, denominato “sindrome tireogastrica”. 

Successivamente è stata segnalata l’identificazione di anticorpi anti-tiroide in pazienti affetti da anemia perniciosa. 

La coincidenza di entrambe le malattie può essere spiegata dalla comune origine embrionale delle cellule tiroidee e delle cellule della mucosa gastrica. 

Entrambe le cellule condividono anche la capacità di assorbire ioduro ed esprimono perossidasi simili (perossidasi gastrica e tiroperossidasi). 

D’altra parte, una composizione specifica del microbiota potrebbe predisporre gli individui a entrambe le malattie. 

La composizione specifica potrebbe essere la riduzione di Lactobacillaceae e Bifidobacteriaceae o la mancanza di un solo genere di una famiglia. 


Conclusione

Il microbiota intestinale ha effetti importanti sulla salute umana e sulle malattie e una composizione alterata del microbiota intestinale è stata identificata come un fattore che contribuisce all’Hashimoto e al Graves. 

Il microbiota può influenzare l’assorbimento di ioduro e il ciclo enteroepatico degli ormoni tiroidei. 

Inoltre, esiste una marcata influenza dei minerali sulle interazioni tra ospite e microbiota, in particolare Selenio, Ferro e Zinco. 

È anche possibile che la composizione individuale del microbiota dell’ospite, che differisce nelle diverse parti del tratto gastrointestinale, favorisca lo sviluppo delle patologie autoimmuni, aumentando la prospettiva che i probiotici e altre terapie mirate al microbiota possano essere di beneficio nelle malattie della tiroide.




Fonte

https://www.cell.com/action/showPdf?pii=S1043-2760%2819%2930107-9

Condividi

Facebook
LinkedIn

Lascia un commento

Leggi anche...

salute e benessere

Selenio: un alleato per la tua tiroide

Il selenio è un micronutriente fondamentale affinché la tiroide funzioni correttamente. Esso infatti interviene nella conversione dell’ormone T4 (inattivo) in ormone T3 (attivo).    

Leggi Tutto
Microbiota

Connessione tra microbiota intestinale e tiroide

Il microbiota intestinale svolge un ruolo importante nel mantenere l’equilibrio gastrointestinale, nella depressione, nelle malattie neurodegenerative, nelle malattie cardiache, nell’obesità, nel diabete, nei disturbi immunitari

Leggi Tutto