Cosa accade se c’è carenza di vitamina B

Tutte le vitamine del gruppo B sono essenziali per trasformare il cibo in energia; sono definite micronutrienti ma, nonostante ciò, è necessario assumerle nelle giuste quantità poiché necessarie.

Molte hanno un ruolo antiossidante, ossia riducono il danno e l’invecchiamento delle cellule.

Tali vitamine devono essere presenti nella nostra alimentazione quotidiana, e risultano di estremo valore per il metabolismo energetico, la produzione di anticorpi, e per la riduzione del colesterolo.


Cosa accade se c’è una carenza di vitamina B?

A seconda di una specifica carenza di una delle vitamine del gruppo B, si possono presentare determinate condizioni:

la carenza di tiamina (B1) può essere indotta dall’alcolismo cronico che ne compromette l’assorbimento e la conservazione. L’alcol inibisce anche la trasformazione della tiamina che è essenziale per la funzione cellulare.

I sintomi comuni della carenza di tiamina comprendono due sindromi: la sindrome di Wernicke-Korsakoff e il beriberi.


La sindrome di Wernicke-Korsakoff può presentarsi con due disturbi:

1) L’encefalopatia di Wernicke compare all’inizio della malattia, presentandosi con atassia, oftalmoplegia e stato mentale alterato. La sindrome deve essere trattata in emergenza per prevenire la progressione della malattia e danni cerebrali permanenti.

2) I primi sintomi di Beriberi includono nausea, mancanza di appetito, stitichezza, affaticamento, difficoltà mentale, neuropatia periferica e perdita di peso.


Deficit di tiamina possono essere scatenati anche dalla disbiosi, specie quando caratterizzata da un’eccessiva proliferazione della flora batterica intestinale; alcuni di questi microorganismi sintetizzano infatti un enzima, chiamato tiaminasi, in grado di inattivare la vitamina B1.


Per evitare la carenza di tale vitamina è opportuno mangiare alimenti quali i cereali integrali, la carne di maiale, il pesce e il lievito che sono le fonti particolarmente ricche.


Una carenza di riboflavina (B2) può essere riscontrata in caso di malattie del fegato, alcolismo ed emodialisi.

Una sua carenza può portare ad anomalie della pelle, stomatite, cheilosi (secchezza e desquamazione del labbro senza infiammazione), depressione, affaticamento, anemia, mal di gola, perdita di capelli, tossicità epatica e problemi al sistema nervoso.

Da alcuni studi è emerso che la riboflavina può essere utilizzata per prevenire la cataratta e abbassare i livelli di omocisteina.

La riboflavina si trova nelle uova, nei latticini, nelle verdure verdi, nella carne, nei funghi e nelle mandorle.


La carenza di niacina (B3) si verifica soprattutto quando ci sono bassi livelli di ferro, di vitamina B2 o vitamina B6 che, riducono la conversione del triptofano in niacina.

La pellagra, è una patologia causata dalla carenza di niacina, è rara nei paesi sviluppati perché l’alimentazione contiene la quantità media raccomandata.

La pellagra è caratterizzata dalle “3 D”: demenza, diarrea e dermatite.

Altre manifestazioni associate includono perdita di memoria, depressione, disorientamento, mal di testa, apatia, affaticamento, vomito, bocca gonfia e un’eruzione cutanea squamosa sulla pelle quando esposta al sole.

La niacina si trova negli alimenti di origine animale e vegetale, tra cui soia, noci, semi, legumi e cereali.



Sebbene sia rara la carenza acido pantotenico (B5) nei paesi sviluppati, i sintomi possono includere aumento del dolore artritico, affaticamento, irritabilità, mal di testa e problemi gastrointestinali. Quasi tutti i sintomi si risolvono dopo la ripresa dell’assunzione di acido pantotenico

Esistono prove a sostegno dell’uso clinico dell’acido pantotenico in determinate condizioni come l’accelerazione della guarigione delle ferite, l’abbassamento dei livelli di trigliceridi e il miglioramento dei sintomi dell’artrite reumatoide

La vitamina B5 è presente in, nei funghi, nelle uova, nel pesce, nell’ avocado, nel pollo, nel manzo, nel maiale, nei semi di girasole, nelle patate dolci e nelle lenticchie.


La carenza di piridossina (B6) è comunemente associata ad altre carenze di vitamine del gruppo B, come l’acido folico e la vitamina B12.

Essa si riscontra nella dipendenza cronica da alcol, nell’insufficienza renale cronica o nelle malattie autoimmuni, nell’obesità, nella gravidanza, nella preeclampsia, nell’eclampsia e negli stati di malassorbimento come la celiachia, le malattie infiammatorie intestinali e la chirurgia bariatrica.

Tale carenza è associata all’anemia microcitica, dermatite con cheilosi, glossite, depressione, confusione e indebolimento della funzione immunitaria.

Coloro che hanno una carenza lieve potrebbero non mostrare sintomi o segni per mesi o anni.


Poiché la piridossina è essenziale nella sintesi della serotonina e della dopamina (trovi qui un approfondimento), studi osservazionali hanno mostrato alcune prove che può essere un utile coadiuvante nel trattamento della depressione, del comportamento aggressivo e dell’emicrania.

Si ipotizza inoltre che la carenza di piridossina causi la sindrome del tunnel carpale idiopatico.

È stato dimostrato che la piridossina insieme all’acido folico e alla B12 abbassa i livelli di omocisteina.

La vitamina B6 si trova nella carne di manzo, nel pollame, nelle verdure amidacee, negli agrumi e nei cereali fortificati.


La carenza di biotina (B8) si può manifestare in coloro che soffrono di carenza di biotinidasi (difetto genetico a carico dell’enzima utile per ottenere biotina dagli alimenti), alcolismo, uso cronico di farmaci epilettici e donne in gravidanza o che allattano.

I sintomi da carenza sono: diradamento dei capelli, eruzione cutanea squamosa intorno agli occhi, naso, bocca e perineo, alterazioni delle unghie, infezioni della pelle e sintomi neurologici come atassia, convulsioni, depressione, letargia e parestesia.



Coloro che hanno mutazioni del gene MTHFR, sono maggiormente soggetti alla carenza di folati (B9). Il polimorfismo C677T è la variante più comune associata a una ridotta capacità di convertire l’acido folico nella sua forma attiva, L-metilfolato.

Per i pazienti con varianti MTHFR dovrebbe essere presa in considerazione la supplementazione con L-metilfolato (5-MTHF).

Gli antiepilettici e la sulfasalazina possono ridurre l’assorbimento dei folati.

La carenza è associata a un’alimentazione povera in cibi che contengono folati, alcolismo e disturbi da malassorbimento.

La carenza di folati può portare all’anemia megaloblastica, caratterizzata da eritrociti di grandi dimensioni con nuclei anormali.

Possono presentarsi anche debolezza, affaticamento, scarsa concentrazione, irritabilità, mal di testa e palpitazioni, ulcerazioni orali e cambiamenti nella pelle, nei capelli e nelle unghie.


Bassi livelli materni di folato durante la gravidanza aumentano il rischio di difetti congeniti alla nascita, inclusi difetti del tubo neurale fetale e difetti cardiaci congeniti, oltre al basso peso alla nascita, travaglio pretermine e ritardo della crescita fetale.

Una concomitante carenza di vitamina B12 deve essere esclusa prima della reintegrazione dei folati per invertire l’anemia megaloblastica.

L’integrazione di folati è raccomandata per i soggetti che assumono metotrexato, sulfasalazina e farmaci antiepilettici.

I folati si trovano in molti alimenti, nelle verdure a foglia verde scuro, nelle noci, nei fagioli, nei latticini, nella carne, nel pollame, nei cereali e nei cavoletti di Bruxelles.


I pazienti che utilizzano inibitori della pompa protonica, antagonisti dei recettori H2, colchicina e metformina hanno maggiori probabilità di avere malassorbimento di cobalamina (B12) e di andare incontro quindi ad una carenza.

La carenza può presentarsi come anemia megaloblastica, affaticamento, scarso appetito e sintomi neuropsichiatrici.

Se non trattata, si verificano malattie neuropsichiatriche e danni neurologici irreversibili.

I gruppi più colpiti sono gli anziani, i pazienti con anemia perniciosa, le donne in gravidanza e in allattamento e quelli con disturbi gastrointestinali.

Coloro che seguono una dieta vegana dovrebbero prendere in considerazione l’integrazione di tale vitamina.

I pazienti che seguono una dieta vegana avranno un adeguato assorbimento di vitamina B12 con l’integrazione orale.

Al contrario, i soggetti con deficit di fattore intrinseco dovuto ad anemia perniciosa o ad intervento di bypass gastrico necessiteranno di un’integrazione parenterale.

La vitamina B12 si trova in un’ampia varietà di alimenti principalmente di origine animale, come carne, pesce, uova, latte e i suoi derivati, ed è resistente alla cottura.

In particolare, tra le migliori fonti alimentari di cobalamina ci sono: vongole, fegato e reni.




Le vitamine del gruppo B svolgono un ruolo in molte reazioni critiche del nostro metabolismo.

Poiché sono solubili in acqua, non vengono immagazzinate nel corpo ma eliminate tramite feci ed urine, e devono essere sostituite quotidianamente.

Si trovano naturalmente in vari alimenti; la riduzione dell’assunzione di cibo e dell’efficienza di assorbimento in alcune persone, tra cui gli anziani, deve porre attenzione ai livelli di vitamina B introdotti attraverso l’alimentazione o l’opportuna integrazione.

Fortunatamente, quando si verifica una carenza, i sintomi ad essa associati vengono spesso invertiti con un’adeguata reintegrazione.




Fonti

B Vitamins: Functions and Uses in Medicine. Mary Hanna ET Al. Perm J 2022;26:21.204.

The potential role of B5: A stitch in time and switch in cytokine. Alaa A. Gheita et Al. Phytotherapy Research, Volume 34, Issue2 February 2020, Pages 306-314.

https://pubchem.ncbi.nlm.nih.gov/compound/Pantothenic-acid

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