Cosa hanno in comune l’infiammazione e l’alimentazione?

L’infiammazione è una risposta del corpo ad un danno in cui si ha aumento del flusso sanguigno, dilatazione capillare e produzione di sostanze pro infiammatorie; tutti questi eventi servono per eliminare gli agenti tossici e riparare i tessuti danneggiati.

L’infiammazione agisce sia da amico che da nemico, è essenziale per difendere il corpo da attacchi esterni, ma quando diventa di basso grado, ovvero cronica si trasforma in uno stato patologico.

In tal caso può portare allo sviluppo della sindrome metabolica, della steatosi epatica non alcolica (fegato grasso), diabete di tipo 2.

L’infiammazione gioca un ruolo diretto nella steatosi epatica non alcolica caratterizzata da un danno alle cellule del fegato (epatociti) e che progressivamente se il danno si protrae sfocia in fibrosi e poi in cirrosi.

Figura 1. Il passaggio da fegato in salute a steatosi epatica non alcolica è reversibile; mentre quando da steatosi epatica si va incontro a cirrosi, lo stato non è più reversibile.

 

L’accumulo dei grassi nel tessuto adiposo, l’eccesso nella produzione di trigliceridi e il non corretto funzionamento dei meccanismi che vanno a ridurre l’accumulo di tali grassi, provoca processi proinfiammatori e quindi danni alle cellule del fegato.

In condizioni di obesità si riduce la varietà dei batteri che abitano l’intestino. Le interazioni tra il tratto gastrointestinale ed il microbiota, influenzano la salute del nostro corpo ed anche il funzionamento del sistema immunitario.

 
Figura 2. Rappresentazione delle percentuali dei batteri che abitano un intestino in salute.

 

La permeabilità intestinale, favorisce il passaggio di tossine (LPS) prodotte dai batteri intestinali cattivi che sono dei potenti stimoli infiammatori. E rappresentano il tasto di accensione dell’infiammazione di basso grado.

Inoltre il microbiota intestinale può influenzare anche lo sviluppo di malattie autoimmuni come diabete di tipo 1, celiachia, artrite reumatoide e infiammazioni intestinali.

Ci sono alcuni batteri del microbiota intestinale che si comportano come gli antigeni del corpo, hanno un’azione mimica e quindi inducono la produzione di anticorpi che attaccano proteine ed alcuni ormoni come la grelina, il peptide YY e la leptina, responsabili del controllo della fame e della sazietà.

La dieta occidentale povera in nutrienti ed alta in calorie, ha un impatto negativo sulla salute del microbiota intestinale e sul sistema immunitario.  A differenza delle diete utilizzate per millenni con alto contenuto in fibre e polifenoli.

 
Figura 3. Come l’alimentazione di tipo occidentale ricca in carboidrati raffinati, grassi saturi e l’uso di pesticidi ed erbicidi incide sulla salute intestinale, a differenza di un’alimentazione più ricca in fibre e grassi insaturi.[/caption]

 

Una dieta ricca in fibre ed alimenti vegetali, favorisce la produzione di butirrato, un prodotto fermentato dalla flora intestinale che ha un ruolo nel determinare lo sviluppo di alcune cellule del sistema immunitario e quindi può essere considerato un guardiano del corpo.

I probiotici e le fibre regolano la quantità e la qualità degli acidi biliari, importanti per la digestione.

Esistono numerose evidenze scientifiche che gli alimenti modulano sia l’infiammazione acuta che cronica.

I grassi presenti nella dieta possono influenzare i processi infiammatori attraverso l’aumento del peso e l’aumento del volume del tessuto adiposo.

L’integrazione con EPA e DHA (acidi grassi essenziali omega 3 ed omega 6), promuove la produzione di resolvine e protectine due sostanze antiinfiammatorie e, la riduzione dell’infiammazione del tessuto adiposo e dell’insulino-resistenza.

Una dieta ricca in cereali integrali, ha effetti protettivi contro l’infiammazione cronica.

L’assunzione dei flavonoidi (catechine, quercetina, antocianine), riduce i processi infiammatori. Si è visto che la quantità dei flavonoidi assunti attraverso l’alimentazione (frutti di bosco, tè verde, tè nero, ecc) va a ridurre la quantità di proteina C reattiva (PCR), caratteristica dell’infiammazione e quindi tanto più è elevata la quantità dei flavonoidi, tanto più bassa sarà la concentrazione di tale proteina.

L’infiammazione è uno dei fattori responsabili anche del diabete di tipo 1 e 2; a livello delle cellule beta del pancreas, l’infiammazione causa esaurimento e perdita della funzione cellulare.

In pratica le cellule non sono più capaci di funzionare correttamente.

 

 

 
Figura 4. L’aumento in volume delle cellule del tessuto grasso induce ad infiammazione e cambiamenti nella risposta del sistema immunitario.

 

 

Il tessuto adiposo è a tutti gli effetti un organo che, produce diverse sostanze (adipochine, citochine, chemochine) e regola l’uso di energia all’interno del corpo.

Quando c’è un eccesso calorico, il grasso non riesce più ad accumularsi solo nel tessuto adiposo ma si accumula anche nei muscoli, nel fegato, nei reni, e nel pancreas, contribuendo ad aumentare lo stato infiammatorio di tali organi.

Nel tessuto adiposo ci sono molte cellule immunitarie che però si riducono in condizioni di obesità.

Il tessuto adiposo può produrre adipochine, ovvero sostanze antiinfiammatorie ma, in condizioni di obesità ed insulino resistenza, sono prodotte in minore quantità.

L’obesità è riconosciuta tra gli effetti avversi dell’infezione da Covid 19.

 

 

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Fonti:

Low-grade inflammation, diet composition and health: current research evidence and its translation. Anne M. Minihane et Al. British Journal of Nutrition (2015), 114, 999–1012.

Pro-resolving lipid mediators: regulators of inflammation, metabolism and kidney function. Eoin Brennan et Al. Nature reviews | Nephrology

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