Ruolo degli omega 3 ed omega 6 nelle patologie infiammatorie

Gli acidi grassi polinsaturi (PUFA) omega-6 e omega-3 sono i precursori di molecole chiamati eicosanoidi; che svolgono un ruolo importante nella regolazione dell’infiammazione.

Gli eicosanoidi derivati dagli omega-6 (ad esempio, acido arachidonico) hanno funzioni proinfiammatorie e attivano il sistema immunitario, mentre quelli che derivano dagli omega-3 (ad esempio, EPA e DHA) hanno proprietà antinfiammatorie, tradizionalmente attribuite alla loro capacità di inibire la formazione di eicosanoidi derivati dagli omega-6.

 

Sebbene la tipica alimentazione occidentale abbia una maggiore quantità di omega-6 rispetto agli omega-3, la ricerca ha dimostrato che, aumentando l’assunzione di omega-3 rispetto agli omega-6 attraverso l’alimentazione, favorisce la produzione di EPA.

Ciò accade anche aumentando l’assunzione alimentare di EPA e DHA attraverso il consumo di pesce grasso o di integratori di olio di pesce (vedi nota AIFA), riducendo i processi infiammatori;

 

 

I grassi polinsaturi (PUFA) costituiscono un componente importante di tutte le membrane cellulari e influenzano la fluidità della membrana e il comportamento degli enzimi e dei recettori legati alla membrana.

I PUFA regolano: la pressione sanguigna, la coagulazione del sangue e il corretto sviluppo e funzionamento del cervello e del sistema nervoso.

Inoltre, i PUFA hanno un ruolo nella regolazione delle risposte infiammatorie attraverso la produzione di sostanze infiammatorie chiamate eicosanoidi.

 

Il corpo umano è in grado di produrre tutti gli acidi grassi di cui ha bisogno tranne due: l’acido linoleico (precursore degli omega-6) e l’acido α-linolenico (precursore degli omega-3);

in Europa, il consumo di acido linoleico è aumentato del 50% negli ultimi due decenni e parallelamente all’aumento della sua assunzione, si è verificato un aumento dei tassi di malattie infiammatorie.

Questa crescente incidenza di malattie infiammatorie è associata a una produzione eccessiva di eicosanoidi proinfiammatori, prostaglandina E2 (PGE 2) e leucotriene B4 (LTB 4), che derivano dall’acido arachidonico.

 

Le sue quantità sono mantenute elevate per l’alta concentrazione di omega-6 nella moderna dieta occidentale.

Tuttavia, questo squilibrio può essere corretto integrando la dieta con acidi omega-3 come EPA e DHA o mangiando pesce ricco di EPA e DHA.

I pesci marini sono le principali fonti di EPA e DHA.

Tuttavia, il contenuto di acidi grassi marini omega-3 varia notevolmente a seconda della specie di pesce.

Ad esempio, pesci come il salmone, la trota e le aringhe hanno livelli più elevati di EPA e DHA rispetto ad altri come merluzzo e pesce gatto.

È riconosciuto che EPA e DHA possono prevenire lo sviluppo di malattie infiammatorie influenzando direttamente o indirettamente diverse fasi della risposta immunitaria.

Inoltre, EPA e DHA possono alleviare i processi infiammatori già esistenti, evidenziando così l’importanza terapeutica di questi acidi grassi.

Le principali fonti alimentari di acido linoleico includono oli vegetali, come oli di girasole, cartamo e mais, cereali, grassi animali e pane integrale.

 

 

Poiché l’acido linoleico e l’acido α-linolenico sono metabolizzati dallo stesso insieme di enzimi (sono come due chiavi diverse che entrano nella stessa serratura), esiste competizione tra questi due acidi grassi, dove un eccesso di uno provoca una diminuzione del metabolismo dell’altro.

Tuttavia, le concentrazioni più elevate di acido linoleico tipicamente presenti nella dieta occidentale determinano una maggiore conversione in acido arachidonico.

 

Il contenuto di acidi grassi omega-3 varia notevolmente a seconda delle specie di pesci, del contenuto totale di grassi dei pesci e della posizione geografica delle acque in cui vivono.

Tuttavia, come regola generale, i pesci di acque profonde come tonno, salmone, sgombro, aringa e sardine (pesce “grasso”) provenienti da temperature più fredde hanno il più alto contenuto di EPA e DHA (Tabella 1) poiché immagazzinano lipidi nella carne.

Mentre i pesci magri che immagazzinano lipidi nel fegato (ad esempio, il merluzzo) contengono meno EPA e DHA.

 

Ad esempio, una porzione di merluzzo fornisce circa 0,3 g di EPA e DHA, una porzione di salmone fornisce circa 1,5 g di EPA e DHA, mentre una porzione di sgombro fornisce circa 3 g di questi acidi grassi.

L’olio ottenuto dalla carne di pesce azzurro o dal fegato di pesce magro è ricco di EPA e DHA e una capsula di olio di pesce proveniente da queste fonti è composta per circa il 30% da questi acidi grassi.

Pertanto, il consumo di una tipica capsula di olio di pesce da 1 g fornisce circa 300 mg di EPA e DHA, che equivalgono al consumo di una porzione di merluzzo (attenzione però alla tipologia di omega-3 che si decide di acquistare, preferire integratori in cui siano state utilizzate materie prime di qualità).

 

 

Basato sui dati dell’USDA Nutrient Data Laboratory, adattati da Kris-Etherton. (I consumi di pesce forniti sono stime approssimative poiché il contenuto di olio può variare notevolmente a seconda della specie, della stagione, della dieta e dei metodi di confezionamento e cottura).

Acidi grassi polinsaturi e ruolo nell’infiammazione

Gli eicosanoidi, comprese le prostaglandine (PG), i trombossani (TX), i leucotrieni (LT) e gli acidi idrossieicosatetraenoici (HETE), derivano da PUFA, ovvero acido arachidonico ed EPA, e sono mediatori e regolatori chiave dell’infiammazione.

Questi mediatori sono coinvolti nella modulazione dell’intensità e della durata delle risposte infiammatorie.

La prostaglandina E2 (PGE 2) induce la produzione della citochina proinfiammatoria interleuchina 6 (IL-6) nei macrofagi e provoca dolore e vasodilatazione.

Una caratteristica comune delle malattie infiammatorie croniche come la malattia infiammatoria intestinale (IBD) e l’artrite reumatoide è l’eccessiva produzione di eicosanoidi derivati dall’acido arachidonico.

Gli eicosanoidi derivati dall’EPA sono considerati meno infiammatori o addirittura antinfiammatori rispetto agli eicosanoidi derivati dall’acido arachidonico.

Il DHA può essere metabolizzato in resolvine, esse sono mediatori ad azione locale che possiedono potenti proprietà antinfiammatorie e immunoregolatorie.

A livello cellulare riducono l’entità della risposta infiammatoria e le specie reattive dell’ossigeno (radicali liberi).

É stato dimostrato che la resolvina E1 derivata dal DHA protegge dalla colite.

 

 

Omega-3 e infiammazione

Sono stati condotti numerosi studi clinici utilizzando gli omega-3 nei disturbi infiammatori cronici, in particolare in pazienti con artrite reumatoide e IBD.

In questi studi, è stato dimostrato che hanno effetti immunomodulatori modificando gli eicosanoidi prodotti e diminuendo i livelli di citochine proinfiammatorie.

L’aumentata incidenza di malattie infiammatorie croniche intestinali nell’uomo è correlata a un aumento dell’assunzione alimentare di acidi grassi omega-6.

Pertanto, aumentare il rapporto tra acidi grassi omega-3 rispetto agli omega-6 nella dieta può essere di importanza terapeutica per le malattie intestinali croniche.

Infatti, gli omega-3 vengono incorporati nel tessuto della mucosa intestinale, determinando successivamente un effetto antinfiammatorio.

 

In uno studio di 1 anno, pazienti con malattia di Crohn in remissione hanno ricevuto alcuni il placebo, altri 2,7 g di omega-3 (somministrati sotto forma di capsule di olio di pesce) al giorno.

Dopo 12 mesi, è stata riscontrata una differenza significativa nella percentuale di pazienti che hanno avuto una recidiva nel gruppo trattato con olio di pesce rispetto al gruppo placebo.

È stata riscontrata anche una differenza significativa nella percentuale di pazienti rimasti in remissione a 12 mesi: 59% nel gruppo trattato con olio di pesce rispetto al 26% nel gruppo placebo.

L’aumento del consumo di pesce grasso o integratori di olio di pesce contenenti PUFA omega-3 aumenta la quantità di questi acidi grassi e dei loro metaboliti nelle cellule immunitarie umane e di conseguenza modifica la produzione di importanti mediatori e regolatori dell’infiammazione e delle risposte immunitarie verso un profilo antinfiammatorio.

 

L’assunzione eccessiva di PUFA omega-6, caratteristica delle diete occidentali, può potenziare i processi infiammatori e di conseguenza predisporre o esacerbare malattie infiammatorie ed autoimmuni.

Aumentando l’assunzione di acidi grassi che provocano effetti antinfiammatori, come i PUFA omega-3, si ridurrebbe il rischio di molte malattie croniche come l’artrite, il diabete, l’obesità, l’infiammazione, il cancro e le malattie cardiovascolari, oltre a migliorare la salute mentale.

L’alimentazione può essere la nostra più grande alleata o il più potente dei veleni, sta a noi decidere in base ai dati che la ricerca scientifica ci fornisce, come utilizzarla.

 

 

Fonte

Fatty acids from fish: the anti-inflammatory potential of long-chain omega-3 fatty acids. Rebecca Wall et Al. Nutrition Reviews® Vol. 68(5):280–289.

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