Zuccheri dietetici

L’essere umano ha un’attrazione innata per il sapore dolce, i nostri avi infatti cercavano prodotti zuccherini presenti in natura per nutrirsi.

Il sapore dolce era un segnale che quel cibo poteva fornire molta energia.

 

Oggi sentiamo spesso parlare di dolcificanti o di edulcoranti, che sono classificati come additivi alimentari, naturali o di sintesi.

I dolcificanti naturali si trovano in natura nei vegetali, e molti di questi hanno un potere edulcorante (cioè di dolcificare) leggermente più basso del classico zucchero da tavola e contengono poco più delle metà delle sue calorie, come il miele, il malto, lo sciroppo di mele, il succo d’uva e la melassa.

La stevia, invece, ha un potere dolcificante di molto superiore e quindi la quantità da usare per dolcificare gli alimenti è nettamente inferiore.

I dolcificanti di sintesi o artificiali, che rientrano a tutti gli effetti nella classificazione di “additivi alimentari”, quindi regolamentati e sottoposti a continui controlli da parte delle autorità competenti, nascono con il tentativo di sostituire appunto il comune saccarosio.

Prodotti in laboratorio, utilizzati inizialmente per dolcificare i prodotti alimentari per diabetici, oggi si sono affermati come edulcoranti per cibi dietetici grazie al loro ridotto apporto calorico ma con elevato potere dolcificante.



Tra i cosiddetti zuccheri dietetici troviamo quelli artificiali come:

acesulfame K, aspartame, saccarina, neotame, sucralosio, alitame, ciclamato.

Mentre tra quelli naturali abbiamo:

la stevia e i polioli (sorbitolo, mannitolo, maltitolo, xilitolo).

La stevia è uno zucchero naturale estratto dalle piante di Stevia; mentre l’eritritolo è un polialcol presente naturalmente nella frutta e negli alimenti fermentati. Però a differenza dello zucchero e del fruttosio, l’eritritolo non è un carboidrato.

Anche se tali zuccheri non apportano calorie, vanno ad influire comunque sul senso del gusto, spingendoci ad assumere sempre cibi dolci.


Fino ai primi anni ’90 si pensava non facessero aumentare di peso e soprattutto non comportassero problemi di salute.



Invece si è scoperto che non soltanto favoriscono l’aumento di peso ma incidono sullo sviluppo del diabete e provocano disbiosi intestinale.

Sono stati proposti diversi meccanismi che correlano il loro consumo e l’ingrassamento.

Uno di questi suggerisce che la dissociazione tra gusto dolce e intake energetico promuova l’incremento dell’appetito e, quindi un aumento del consumo di cibo con un conseguente aumento del peso.

In questo modo si va ad intaccare il sottile equilibrio tra fame e sazietà presente in particolari parti del nostro cervello: il senso di sazietà dovuto al saccarosio viene meno mentre il girovita aumenta.

Questa dissociazione è un aspetto da considerare soprattutto nei bambini, i quali poi anche nella vita adulta avranno il senso del gusto alterato e la preferenza per i cibi dolci; nonchè la tendenza all’obesità.

Un altro meccanismo vede, invece, come i dolcificanti artificiali abbiano un ruolo attivo a livello gastrointestinale e metabolico.

I recettori del gusto non sono presenti solo nel cavo orale ma anche (scoperta relativamente recente) nell’intestino. 


Questo si traduce in:

  • un più rapido assorbimento degli zuccheri
  • un incremento della secrezione di GLP-1 (un ormone prodotto dall’intestino che stimola la secrezione di insulina e inibisce la secrezione di glucagone) e di insulina
  • conseguenti potenziali effetti sul peso corporeo, l’appetito e la glicemia
 

Ad esempio, chi consuma due o più bevande con dolcificanti artificiali al giorno ha un rischio molto più elevato di infarto, ischemia, malattie cardiovascolari rispetto a chi ne consuma meno di una a settimana a parità di aspetti demografici, storia di patologie cardiovascolari, fattori di rischio, BMI, condizioni di salute e qualità generale della dieta.

Nelle donne in gravidanza, inoltre, il consumo giornaliero può portare a parto prematuro oltre che diagnosi di asma nel bambino entro i 7 anni.


Microbiota e dolcificanti artificiali

Una volta che i macronutrienti (proteine, grassi e carboidrati) vengono scissi, prima di venir assorbiti ed entrare nel circolo portale o linfatico, devono superare anche il microbioma intestinale che deve essere in salute per poter essere un alleato vantaggioso per l’uomo. 

Negli ultimi anni, anche se c’è ancora molto da scoprire in merito, si è visto che la composizione del microbioma e le sue funzioni sono modulate e possono essere influenzate dal tipo di dieta, oltre che anche dallo stress, l’esercizio fisico, una componente genetica.

Per quanto riguarda i dolcificanti artificiali, è vero che se li mangi non assumi calorie, ma dall’altra parte danneggi i batteri intestinali, diminuendo l’efficacia della barriera e i benefici che possono apportare.

Tra l’altro, uno squilibrio intestinale spinge il corpo ad assorbire più energie di quante ne abbia bisogno.

 

La differenza è nella digestione

Se da un punto di vista molecolare e biochimico tutti gli zuccheri sono uguali, ci sono però delle differenze nella digestione.

Gli zuccheri naturalmente presenti nella frutta e nei cereali, come grano, farro, segale, vengono digeriti in maniera diversa rispetto allo zucchero che viene aggiunto al cibo.

Nel primo caso, lo zucchero entra nel tuo corpo come parte di un complesso che include anche fibre, vitamine, proteine e minerali.

Inserito in questo gruppo di nutrienti, lo zucchero viene assorbito e metabolizzato in modo diverso dal cucchiaino di zucchero che aggiungi al caffè o che utilizzi per preparare una torta.

La digestione dello zucchero naturalmente presente negli alimenti è più lenta e più graduale rispetto a quella dello zucchero aggiunto.

L’innalzamento dei livelli di zucchero nel sangue (glicemia) nel primo caso è più lento perché l’assorbimento richiede tempi più lunghi, dato che il tuo corpo deve digerire non solo lo zucchero, ma anche le fibre, i minerali, le vitamine e le proteine.

Al contrario, se ti concedi una bevanda zuccherata (caffè zuccherato o bevanda industriale) o una merendina o un dessert, la tua glicemia subirà un’impennata improvvisa perché in questo caso gli zuccheri passano nel sangue tutti in una volta.

Inoltre, la quantità di zucchero presente naturalmente negli alimenti è mediamente molto più bassa di quella degli alimenti e bevande con zuccheri aggiunti.

Se hai un’alimentazione ricca di zuccheri aggiunti (biscotti e caffè zuccherato a colazione, altro caffè a metà mattina, bevanda a base di cola per l’aperitivo, un dolcino dopo pasto, succo di frutta il pomeriggio, un cioccolatino dopo cena) questi aumenti improvvisi e repentini dei livelli di zucchero nel sangue si ripetono troppo frequentemente e possono portare all’insulino resistenza, condizione nella quale il tuo corpo non è più capace di far funzionare l’insulina, l’ormone che metabolizza lo zucchero.


L’insulino resistenza provoca aumento di peso e grande difficoltà a perderlo e, a lungo andare, sfocia nel diabete ed aumenta il rischio di altre patologie croniche.

 

 

Dunque, qual è la soluzione?

Purtroppo, nel caso dello zucchero, l’unica via è la drastica riduzione. Non ci sono zuccheri o alternative salutari, da poter utilizzare a cuor leggero senza moderazione.

Ricorda che il gusto non è altro che un’abitudine.

Riduci gradualmente la quantità di zucchero che aggiungi alle bevande calde o che utilizzi in cucina e presta attenzione agli zuccheri nascosti in alimenti insospettabili quando fai la spesa.

Gli zuccheri sono i responsabili dell’aumento degli stati infiammatori in patologie croniche ed autoimmuni.



Fonti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4899993/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7817779/#!po=13.4615

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