Perché quando cambia la routine anche l’intestino può risentirne?

Durante le vacanze cambiano molte cose: ci svegliamo a orari diversi, mangiamo più spesso fuori casa, facciamo pasti diversi dal solito e, a volte, dormiamo meno o viaggiamo di più.

Per alcune persone tutto questo non sembra avere particolari conseguenze. Per altre, soprattutto se convivono già con problematiche intestinali, può coincidere con la comparsa o la variazione di disturbi come gonfiore, stipsi, reflusso o dolore addominale.

Non significa che le vacanze siano “nemiche dell’intestino” o che una cena fuori possa da sola causare un problema. Significa però che il nostro apparato digerente non lavora in modo completamente indipendente da ciò che accade intorno a noi.

Anche l’intestino segue dei ritmi

Il nostro organismo è regolato da ritmi circadiani, cioè da oscillazioni biologiche di circa 24 ore. Questi ritmi non riguardano soltanto il sonno: coinvolgono anche numerose funzioni dell’apparato digerente, come la motilità intestinale, la digestione, l’assorbimento e la produzione di alcuni ormoni.

Il cambiamento degli orari dei pasti e della routine quotidiana può quindi modificare alcuni dei segnali temporali a cui il nostro organismo è abituato. La ricerca sul rapporto tra cronobiologia e apparato digerente sta mostrando quanto siano importanti le interazioni tra orari dei pasti, sonno e funzioni gastrointestinali.

Questo non significa che mangiare alle 13 invece che alle 12 provochi automaticamente un disturbo intestinale. Significa però che, soprattutto quando diversi aspetti della routine cambiano contemporaneamente, il corpo può trovarsi ad adattarsi a nuovi ritmi.

Pasti diversi dal solito: non conta solo “l’alimento incriminato”

In vacanza spesso non cambia soltanto l’orario in cui mangiamo. Cambia anche come mangiamo.

Magari facciamo colazioni diverse, mangiamo più frequentemente fuori casa, proviamo alimenti che normalmente non consumiamo o modifichiamo quantità e composizione dei pasti.

La ricerca ha dimostrato che anche cambiamenti dietetici relativamente rapidi possono modificare la composizione e soprattutto l’attività del microbiota intestinale. Questo non significa che ogni cambiamento nel microbiota provochi necessariamente sintomi, ma ci ricorda che l’intestino è un sistema dinamico e sensibile alle variazioni dell’alimentazione.

Per questo, quando compaiono dei disturbi, non sempre ha senso cercare immediatamente l’unico alimento colpevole. A volte è più utile osservare il contesto complessivo.

Non cambiano solo i pasti

Durante le vacanze possono cambiare anche il sonno, l’attività fisica, il livello di stress e, nel caso di viaggi, persino il fuso orario.

Sappiamo che i ritmi circadiani sono coinvolti nella regolazione di diverse funzioni gastrointestinali e che la loro alterazione può influenzare motilità, digestione, barriera intestinale e microbiota. Naturalmente, le evidenze non ci permettono di dire che ogni notte insonne o ogni viaggio causi automaticamente un peggioramento dei sintomi.

Il punto è un altro: l’intestino non vive isolato dal resto della nostra giornata.

Quando cerchiamo di capire perché una persona presenta determinati disturbi, osservare soltanto il singolo alimento può essere riduttivo.

Perché settembre non dovrebbe significare “dieta punitiva”

Dopo le vacanze molte persone arrivano a settembre con una frase in testa:

“Adesso devo rimettere tutto a posto.”

E spesso questo si traduce nell’eliminare alimenti, saltare pasti o iniziare restrizioni drastiche.

Ma se hai problemi intestinali, aggiungere nuove restrizioni senza aver compreso la situazione non è necessariamente la strada più utile.

Il primo passo può essere molto più semplice: fermarsi e osservare.

Cosa è cambiato rispetto alla tua routine?
Quando sono comparsi o cambiati i disturbi?
Ci sono alimenti, quantità o situazioni che sembrano associarsi ai sintomi?
Come sono cambiati sonno, orari e ritmi delle tue giornate?

L’obiettivo non è controllare ossessivamente ogni cosa che mangi, ma raccogliere informazioni utili per costruire un percorso realmente personalizzato.

Ritrovare il proprio equilibrio, senza vivere in funzione dell’intestino

Recentemente una mia paziente, che soffriva di importanti problematiche intestinali, mi ha scritto di essere riuscita, attraverso il percorso nutrizionale, a ritrovare un buon equilibrio intestinale.

Ogni persona, naturalmente, ha una storia diversa e non esiste un risultato identico per tutti.

Ma questa testimonianza contiene una parola che considero importante: equilibrio.

Perché l’obiettivo non dovrebbe essere vivere con una lista sempre più lunga di alimenti da evitare o organizzare ogni uscita in base alla paura dei sintomi.

L’obiettivo è capire meglio la propria situazione e trovare strategie alimentari che possano integrarsi nella vita reale. Se vuoi leggere altre esperienze di persone che hanno intrapreso un percorso con me, puoi trovarle nella sezione dedicata alle testimonianze sul mio sito: https://nutrizionistazito.it/il-metodo/

E se i disturbi intestinali stanno condizionando le tue giornate, settembre può essere un buon momento per iniziare a occupartene con un percorso personalizzato.

Fonti

Segers A, Depoortere I. Circadian clocks in the digestive system. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. 2021;18:239–251.

Keshavarzian A, et al. Circadian rhythms: a regulator of gastrointestinal health and dysfunction. American Journal of Physiology-Gastrointestinal and Liver Physiology. 2019.

David LA, et al. Diet rapidly and reproducibly alters the human gut microbiome. Nature. 2014;505:559–563.

Zarrinpar A, Chaix A, Yooseph S, Panda S. Diet and Feeding Pattern Affect the Diurnal Dynamics of the Gut Microbiome. Cell Metabolism. 2014;20(6):1006–1017.

Chrononutrition and Gut Health: Exploring the Relationship Between Meal Timing and the Gut Microbiome. Review recente indicizzata su PubMed.

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